Arcidiocesi di Milano
Servizio per la Pastorale Liturgica
PIAMS
Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra
SALM
Scuola per Animatori Liturgico Musicali
IIIa GIORNATA DIOCESANA
per
ORGANISTI
Milano, 15 marzo 2003
presso
Sala Convegni
Curia Arcivescovile di Milano
Parrocchia Angeli Custodi
Programma
9.30 Relazione
Lorganista al servizio
del coro e dellassemblea
M° Giacomo Mezzalira
(vedi sotto il testo completo)
Coffee Break.
11.00 Dialogo con il Relatore
12.00 Comunicazioni del Servizio
per la Pastorale Liturgica,
del Pontificio Istituto Ambrosiano
di Musica Sacra,
della Scuola Diocesana SALM
12.30 Pausa pranzo.
14.30 Laboratorio
Organo, coro e assemblea
nella celebrazione eucaristica
M° Giacomo Mezzalira.
16.30 Conclusioni.
Sede
Al mattino la relazione si svolgerà
presso il salone della Curia Arcivescovile di Milano in P.za Fontana 2
Il laboratorio si svolgerà
presso la Parrocchia degli Angeli Custodi, via Colletta 21
Milano.
Per raggiungere la Parrocchia degli
Angeli Custodi:
MM3 Porta Romana oppure Lodi TIBB
ATM bus 62, 77, 90, 91, 92.
Iscrizioni
Ad ogni partecipante sarà richiesta la quota di euro 15, da versare
in loco.
Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 14 marzo alla
Segreteria del Servizio per la Pastorale Liturgica
P.zza Fontana 2 20122 Milano
Tel 028556.345 Fax 028556.302
Email liturgia"AT"diocesi.milano.it
* * *
Milano, 15 marzo 2003 Giacomo Mezzalira
Lorganista animatore del coro e dellassemblea
Un esperienza concreta. Un incontro. La partenza.
Volontà e iniziativa.
Servizio fedele, gestione gelosa e possessiva del re degli
strumenti.
Competenza e spirito di servizio.
La considerazione di un ruolo. Lo spazio attuale per lorganista.
Il trattamento economico.
Capacità, professionalità, studio, aggiornamento.
Lo sguardo e lattenzione dei responsabili.
Una parentesi per capire loggetto di alcune incomprensioni
tra le parti:
la qualità delle musiche e dei testi.
Unaltra esperienza concreta. Una finestra sullEuropa.
Un corso di improvvisazione organistica. Ideali e obbiettivi.
Le possibilità per svolgere bene il servizio di organista senza aspettare
le riforme. Lorganista e lassemblea. Lorganista ed il coro.
La vera riforma nasce da un positivo atteggiamento personale nei confronti della
realtà. La musica è il mezzo per incontrare Colui che dà
la risposta al nostro desiderio totale di bellezza, di verità. Arte invisibile
verso lInvisibile.
Riflessioni personali.
Un esperienza concreta. Un incontro. La
Partenza
Non aspettatevi da questa relazione unabbondanza di termini tecnici. Quanto
esporrò è il frutto di un esperienza vissuta nella fatica e nella
bellezza. Portare a casa qualche suggerimento per migliorare la nostra attività
sarà il solito presuntuoso obbiettivo di una giornata con tanto di relazione
di un addetto ai lavori. Sono stato anchio dallaltra parte come
uditore e so cosa si prova. Io cercherò di comunicarvi qualcosa partendo
da ricordi concreti. Lo stile usato, forse non verrà incontro ai palati
raffinati, oppure potrà sorprendere per una eccessiva schiettezza. Molte
delle cose che ho imparato però sono arrivate da messaggi di questo tipo
e spero vivamente che anche voi possiate dire altrettanto della mia relazione.
Avevo deciso di iniziare in un certo modo ma il canto che abbiamo eseguito allinizio,
(Nellacqua che distrugge e fa rinascere di Sergio Marcianò)
mi ha fatto ritornare davanti agli occhi una scena che merita di essere raccontata.
Più di quindici anni fa a Varese (non ero ancora direttore della Corale
della Basilica) mi fu chiesto di tenere per una domenica le prove del coretto
dei bambini poiché mancava la responsabile. Il canto da insegnare era
proprio quello che abbiamo cantato noi adesso. I piccoli cantori non lavevano
preso con entusiasmo e la prova procedeva stancamente: i bambini avevano a disposizione
solo il testo. Ad un certo punto ho interrotto lesecuzione ed ho chiesto
loro se si erano accorti della particolarità di questo canto. Le facce
erano un po perdute. Allora ho proseguito dicendo loro che il compositore
aveva messo allinterno un significato prezioso per fare in modo che musica
e testo potessero andare daccordo e sostenersi a vicenda. Ho chiesto ai
bambini di mettere il dito indice per aria e di seguire il percorso (su e giù)
della melodia. Così facendo si sono accorti che la prima frase (Nellacqua
che distrugge e fa rinascere) andava verso lalto perché il
concetto del rinascere è un segno positivo e grande. La melodia
è ripartita e il dito dei bambini è salito ancora per seguire
la seconda frase (per la potenza dello Spirito di Dio). Ma sempre lo
stesso dito ha cambiato decisamente direzione e si è portato verso il
basso perché è arrivata la terza frase (siam sepolti con Cristo
nella morte), per risalire decisamente con la frase successiva (per risorgere
con Lui e proclamare al mondo). Non occorrono altre spiegazioni. Il testo
e la musica concludono ed il dito dei bambini seguendo la melodia sottolinea
decisamente il resto: Ci hai donato la Tua vita ci hai chiamato alla
Tua luce, o Padre annunciamo per sempre il Tuo amore. È finita
la spiegazione, e ora chiedo ai bambini di eseguirlo pensando a tutto quello
che è stato detto, e aggiungo che non bisogna pensare sempre che difficile
è uguale a brutto. Difficile è solo difficile e serve solo il
nostro impegno e la nostra attenzione. Il canto ora viene eseguito bene e i
bambini vengono congedati. A casa porteranno il ricordo di questultima
esperienza. La fatica e lapparente difficoltà avevano tenuto nascosto
un piccolo tesoro, bisognava soltanto scavare.
Ora cè il vero inizio della relazione: ed è un altro
ricordo.
Chiesa Parrocchiale di un piccolo paese del varesotto vicino alla Svizzera.
È la sera del Sabato Santo di un anno compreso tra il 1963 ed il 1967.
La chiesa è colma di fedeli. Il celebrante è il parroco e accanto
a lui a concelebrare cè il giovane coadiutore arrivato da pochi
anni. Tutto è pronto per lannuncio della Risurrezione. La Corale
è disposta sulla cantoria dellorgano in fondo alla chiesa. Tutti
sono presenti e attenti, manca
lorganista. Il maestro
del quale un po tutti hanno soggezione, quella volta non arriva. Lannuncio
Cristo è risorto viene dato, ma lorgano tace e con
esso anche la Corale. Suonano le campane, ma il re degli strumenti se ne sta
silenzioso. I cantori si guardano, pensano ai mesi di prove che sono serviti
per preparare quella solenne celebrazione e osservano il loro direttore impietrito
dal dispiacere.
In verità non era la prima volta che quellorganista si trovava
al centro di situazioni del genere. Era bravo, veramente bravo, ma era necessario
pregarlo più volte per venire a provare e suonare. Era bravissimo ed
era purtroppo lunico di quel piccolo paese.
Forse il più dispiaciuto quella sera fu il giovane coadiutore: uomo mite
e accomodante, buon musicista cresciuto in Seminario alla scuola di Don Luciano
Migliavacca .
Ebbene, quella sera, quel pezzo di pane di sacerdote abituato alla
liturgia ordinata , con tanta bella musica, promise a sé stesso che mai
più si sarebbe verificato un fatto come quello. A giudicare dalla rivoluzione
che riuscì a combinare in seguito, più che una promessa fu un
autentico e solenne giuramento.
Quella sera, i protagonisti della sua rivoluzione dormivano, perché
erano ancora piccoli per partecipare alle celebrazioni che si protraevano fino
a tardi. Alcuni di loro infatti avevano appena iniziato le scuole elementari
e altri erano ancora allAsilo
Il giovane prete da quella sera si rimboccò le maniche e incominciò
a fare scuola di musica. Per cominciare fondò il piccolo coro, poi, utilizzando
un vecchio e dignitoso pianoforte diede anche lezioni di solfeggio e pianoforte
a diversi bambini. Uno di questi bambini venne letteralmente prelevato durante
una partita di calcio in un pomeriggio destate. Il bambino protestò
tantissimo, ma il sacerdote non mollò la presa e lo condusse
per una buia scala a chiocciola sullorgano a canne rimasto silenzioso
durante quel famoso Sabato Santo. Una volta giunti gli insegnò a suonare
un canto (Loda il Signore: solo con la mano destra) e
quel bambino da
quel giorno non scese più: il calcio aveva perso un ruvido
terzino destro.
Nel giro di pochi anni ogni S. Messa della Parrocchia ebbe il suo piccolo organista
(cinque Messe cinque organisti e altri ne sarebbero arrivati ancora).
Il don aveva un metodo musicale semplice, efficace e geniale per
far suonare subito.
Gli anni passavano , il piccolo coro e gli organisti crescevano ed era giunta
lora di dare unaltra scossa: liscrizione ad una vera e propria
scuola di musica. Il bambino prelevato forzatamente dal campo di calcio
frequentava ora la seconda media ed il sacerdote lo condusse al Liceo Musicale
di Varese. Riuscì a farlo iscrivere, nonostante lanno scolastico
fosse già iniziato. Dopo di lui altri ragazzi si iscrissero e scoprirono
la bellezza di altri strumenti musicali oltre allorgano ed il pianoforte.
I frutti maturi di quei propositi rivoluzionari del Sabato Santo si ebbero agli
inizi degli anni 80 quando, i ragazzi che quel sacerdote aveva indirizzato
alla musica, cominciarono a diplomarsi al Conservatorio e ad esercitare la professione
affascinante e rischiosa (soprattutto in Italia) di musicista. Qualcuno pur
non diplomandosi, restò nellambiente e cominciò a suonare
nella Banda Musicale del paese o a cantare in Cori famosi e affermati. Quei
ragazzi cresciuti insieme in quelloratorio sono tuttora molto amici e
quando si ritrovano non possono che ringraziare il Signore per aver benedetto
la loro vita attraverso lincontro con questo sacerdote. Io in particolare,
che nella vicenda sopra narrata sono il bambino prelevato forzatamente
dal campo di calcio, devo buona parte della mia felicità a questuomo.
Con un brivido ogni tanto ripenso a quel pomeriggio destate e a quella
mano che non mi ha lasciato e mi ha condotto verso il mio destino. Col passare
degli anni sorrido (per la verità mi arrabbio anche), ascoltando le perentorie
affermazioni della cultura dominante circa i concetti di libertà. Penso
infatti che se mi fossi divincolato avrei registrato la vittoria
di un pomeriggio e cioè la mia affermazione, ma probabilmente anche la
sconfitta e linquietudine di una intera vita. Sono salito invece
sul treno giusto e sono partito in orario. Da quel giorno, sono successi tanti
altri fatti che mi hanno condotto fino a qui (meglio sarebbe chiamarli coincidenze
visto che ho appena parlato di treno). Ho detto da quel giorno ma
pensandoci bene, la causa di tutto potrebbe essere individuata in quel Sabato
Santo simbolicamente senza organista. Anche quella sera però
tutto sarebbe risultato vano se non fosse stato presente un sacerdote dallanimo
sensibile e musicale. E allora? E allora bisognerebbe andare sempre più
indietro, alla chiamata, alla vocazione di questo sacerdote che gli ha consentito
di essere presente quella sera e di prendere quella decisione che poi
Neanche questo sarebbe sufficiente però perché bisognerebbe pensare
alla famiglia e alla comunità che ha fatto sbocciare questa vocazione.
Vengono le vertigini? No, se si è distratti e si evita di fare
indagini; sì, se invece si riconosce che siamo circondati dal mistero,
da Qualcuno che mette di fronte a noi abbastanza elementi per credere e lascia
anche tante altre cose per non credere. Concludo questa testimonianza ricordando
ancora i personaggi della vicenda che ho narrato. Quel giovane prete
di allora, adesso ha 68 anni, si chiama don Sandro Longoni e fa il parroco in
un paese della Brianza. Il direttore di coro impietrito senza lorganista
era mio padre. Tutti i ragazzi che si sono diplomati nei Conservatori hanno
lasciato il piccolo paese (ora un po più grande) che si chiama
Cantello e fanno i musicisti.
Ho voluto iniziare così. Questa è una storia vera che nasce in
un ambiente piccolo e conduce le persone protagoniste verso ciò per il
quale sono state chiamate. Siamo in Italia e il fatto che si sia verificata
una situazione così felice in un determinato periodo lo si deve a uniniziativa
personale, senza appoggiarsi a quelle che vengono comunemente chiamate istituzioni.
Non ci sono programmi ministeriali che impongano
(ahi, ahi, attenzione!
Violazione delle libertà personali, rispetto delle scelte, assecondare
le esigenze, non vorrei che per una eccessiva determinazione
«sai
il bambino potrebbe risentirne
»). Mi correggo allora, non ci sono
programmi ministeriali che stabiliscano fin dalla più tenera età,
il salutare contatto con lesperienza musicale che apre il cuore e la mente
ad una sensibilità diversa, ad uno sguardo a 360 gradi. Qualcuno afferma
a questo proposito che una maggiore diffusione delleducazione musicale
risolverebbe anche i problemi di ordine pubblico. Perché no? La statistica
ci può dare ragione. Dopo tutto nella cronaca nera non trovano molto
spazio violinisti, flautisti e organisti. I programmi ministeriale in Italia
per il momento non sono soddisfacenti e ci ritroviamo a sospirare guardando
lEuropa musicalmente evoluta. Coraggio, in attesa dellEuropa affidiamoci
alliniziativa dei singoli (eroi, pionieri, giovani sacerdoti).
Nelle nostre parrocchie però, con il calo delle vocazioni, è già
tanto trovare il coadiutore, figuriamoci il coadiutore che conosce la musica
e che si mette a insegnare ai più piccoli.
Che piccolo angolo di paradiso musicale, ho potuto sperimentare da piccolo!!
Dallesperienza narrata si possono ricavare degli insegnamenti.
1. Volontà e iniziativa. Una persona, (in questo caso un
giovane sacerdote) ha vissuto profondamente lesperienza del bello: il
coro, la musica liturgica in seminario, la polifonia, il contatto con il carisma
di don Luciano Migliavacca, e desidera comunicarla ad altri. Soffre nel vedere
che i capricci di una persona musicale e preparata (lunico bravo organista
del paese) finiscono con laffossare i rapporti ed il lavoro faticoso di
coro e assemblea: non è autentico servizio. Per cambiare la situazione
bisogna rovesciare tutta una mentalità. È necessario un grande
sforzo di volontà, un grande spirito di iniziativa per seguire un ideale,
il tutto sostenuto da un cammino di fede, che impedisca che sentimenti tuttaltro
che negativi come lambizione a far sempre meglio, prevalgano e diventino
alla fine le uniche ragioni di unappartenenza. Limportante è
non chiedere che i risultati si rivelino immediatamente. Occorre seminare ed
aspettare. Limportante dunque non è presentare il conto alla realtà
chiedendo di vedere subito la rivoluzione, il cambiamento di mentalità
ecc. Limportante è una presenza significativa che testimoni attraverso
lamore alle piccole realtà, lAmore più grande che
viene incontro al nostro destino.
2. Servizio fedele, gestione gelosa e possessiva del re degli strumenti
Lorgano sarà pure il re degli strumenti, ma che fatica avere alla
corte di questo re, dei servitori fedeli che non creano problemi! Dico così
perché conosco tante situazioni. Facciamo un giro di ricognizione intorno
a questo mondo. A differenza del pianoforte che con tutte le dimensioni oggi
può essere collocato in ogni casa, lorgano a canne se ne sta nel
tempio e attende che qualcuno si innamori e gli giuri fedeltà. Se questo
accade ci sarà poi il rischio che, per trenta, quarantanni lo stesso
organista possa mantenere il possesso esclusivo dello strumento (per forza:
1.000 - 5.000 8.000 abitanti, un solo organo a canne, e speriamo che
funzioni
!). Troppo spesso, per quel che riguarda lorgano, uno strumento
corrisponde ad un musicista. Parlo delle piccole realtà parrocchiali
che non possono permettersi il lusso dellorganista a pagamento. Finita
la gestione del bravo organista (per vari motivi, oltre naturalmente allinevitabile
coinvolgimento dello stesso nella liturgia celeste), si può verificare
il vuoto generazionale. La gelosa relazione con laffascinante macchina
da suoni non consente il ricambio e linteresse intorno al prezioso strumento
che corre così il rischio di essere abbandonato, e di non rendere come
prima (quanti strumenti dimenticati anche per questo motivo e cioè: dopo
del maestro X e del maestro Y non cè stato più nessuno perché
lorgano era inavvicinabile; ora lorgano tace da un bel po
e non è più affidabile, un bel problema il mantenimento di un
bene così prezioso ma inutilizzato; 90.000.000 di vecchie lire per un
restauro conservativo e poi ti manca lorganista, il Lyons Club ti regala
un prezioso organo del 700 napoletano ma poi
chi lo suona?). In questo
clima un po ingessato, è normale che prendano il sopravvento le
chitarre, senza dubbio più facili da maneggiare, da spostare . Ne ho
contate ben sette che suonavano insieme durante una messa in una parrocchia,
e laccordatura vi assicuro, forniva gli stessi risultati di un organo
in cattive condizioni; questi ragazzi però erano fedeli al loro impegno:
si trovavano, provavano e maturavano un amicizia. Anche da questo penso sia
possibile trarre un insegnamento: presenza, perseveranza, sacrificio, comunione
fraterna.
3. Competenza e spirito di servizio. Ma il problema dellunico
organista che per quarantanni presta servizio non sarebbe tale se non
ci fossero anche altri particolari. Lorganista non deve ritenersi come
già detto in precedenza una prima donna o una star capricciosa che dallalto
della sua preparazione più o meno sostenuta da titoli o diplomi, fa il
bello ed il cattivo tempo. Dico questo perché lerrore di sciacquarsi
la bocca, di lamentarsi, di scrivere lettere piuttosto decise, lho commesso
anchio. Dopo queste esperienze ho capito che la vera rivoluzione si fa
nella fedeltà al proprio servizio, senza porre ultimatum, nel rimanere
nonostante questo o quello, nel fare il passo avanti verso un compromesso che
consenta alla comunità cristiana di crescere, di restare unita. Gli alibi
degli organisti che lasciano questa o quella parrocchia non sono diversi da
quelli di tante persone: impossibile andare daccordo con quel prete,
mi hanno rotto le scatole con i loro canti, li ho piantati
così adesso se hanno bisogno verranno loro a cercarmi. È
appena trascorsa la settimana per lunità dei cristiani: non vorrei
essere offensivo ma di fronte a quello che succede soltanto intorno alla musica
verrebbe la tentazione di istituire la settimana per lunità dei
cattolici. Vediamo qualche insoddisfazione frequente degli organisti eccelsi
e qualche compromesso per uscire dalla noia: non piace il canto o laccompagnamento
che si trova sul Cantemus Domino. «Scusa, vuoi mettere Franck, Mendelssohn
e Bach sono su un altro pianeta». Che possibilità ci sono per lorganista?
Se è capace di rifare laccompagnamento prenda carta, penna e computer
e si diverta a cambiarlo (anche cinque versioni, pensa un po, uno per
ogni strofa; come in Francia, Germania, Austria); se non è capace lo
faccia fare a qualche amico. Se il solista al microfono non tiene il tempo e
sbaglia le note, lorganista si dia da fare a fornire cassette con tanto
di registrazione (a settembre ad esempio si registrano le cassette per lAvvento
ed il Natale). Se lorgano ha le ance da accordare si dia da fare a seguire
qualche volta lorganaro per imparare a mettere a posto questo o quellinconveniente.
La parrocchia risparmierà e lui
avrà in mano anche un mestiere.
4. La considerazione di un ruolo. Lo spazio attuale per lorganista.
Le discussioni e i mugugni non mancano mai, e sempre ci accompagneranno: riguardano
la qualità delle musiche, lo spazio concesso allesecuzione di brani
del repertorio organistico durante le celebrazioni liturgiche, il ruolo del
coro parrocchiale, il tempo per provare in chiesa dribblando laspirapolvere
del sacrestano o lattività del confessionale. Si deve aggiungere
poi, che il più delle volte lorganista, nella media delle realtà
attuali, è un volontario. Io abito in una città e in una provincia
che non hanno scuole con classi di organo; è una crisi che dura da tanto
tempo e da quel che sento anche il Conservatorio di Milano è in crisi,
visto che, andato in pensione il maestro Giancarlo Parodi, ha deciso di chiudere
la sua classe di organo e di non rimpiazzare il docente. Quindi in molti casi,
chi siede allorgano in parrocchia è un pianista che non sempre
usa i pedali, e non sempre conosce le possibilità delle combinazioni
dei registri.. A ciò si aggiunge che, non potendo esercitare a tempo
pieno la professione di musicista, trova difficoltà a studiare e ad aggiornarsi.
Questo rischio lo corrono anche i diplomati che considerano i loro titoli di
Conservatorio come dei punti di arrivo, dei comodi divani sui quali godersi
un meritato riposo dopo dieci anni di fatiche. Per tutti si impone lo studio
e la preparazione continua. Per gli organisti pianisti ladeguamento
con un po di sofferenza, sulla pedaliera e sui registri: il suono cambia
(e come se cambia!); ma cambia anche la soddisfazione di chi suona. Per gli
organisti organisti occorre invece , una salutare discesa dal piedistallo
per capire fino in fondo le esigenze e le finalità del servizio liturgico.
5. Il trattamento economico. Capacità, professionalità,
studio, aggiornamento. Tocchiamo ora il tasto
del trattamento economico. Chi aspira a vivere di musica deve necessariamente
fare i conti con il vile denaro. Il compenso regolare è giusto, e non
è contrario alla carità cristiana e allapostolato, ma dovrebbe
essere pari alla qualità e alla quantità del lavoro svolto; il
quale lavoro non deve consistere in un corretto e brillante abbassamento dei
tasti e dei pedali. Serve qualcosa di più.
Sulla quantità del servizio da svolgere i parroci se ne intendono. Non
così si può dire della qualità. Una volta stabilito che
ci sono i fondi per remunerare un musicista, chi dice al Parroco che la persona
è affidabile? Chi consiglia il Parroco sulla scelta? Questa persona è
preparata per il servizio liturgico? È in grado di prendere in mano lattività
musicale della Parrocchia nella sua globalità? Non è meglio un
contratto chiaro e firmato che eviti scioperi e manifestazioni? A che serve
avere lorganista giusto se poi questo durante le feste prende il volo
e va in vacanza? Come è possibile notare, è meglio disporre di
più organisti in parrocchia: alternanza tra servizio e riposo, emulazione,
un po di sana competizione (tutto concorre a tenere alto il livello).
Compenso regolare vuol dire servizio regolare, di qualità, unito alla
gestione delle attività collaterali: preparazione dei solisti e degli
animatori della liturgia. Come già detto, un bel passo in avanti potrebbe
essere quello di registrare le cassette con i canti nuovi, purificati da errori
e pasticci, insegnare ai solisti a leggere minimamente i valori, insegnare loro
a dirigere il 2/4 , il 6/8. A proposito: gli organisti mediamente sono in grado
di dare gli attacchi e di dirigere un assemblea? Sanno educare ad una corretta
emissione vocale, impostando la respirazione? Sono in grado essi stessi di andare
al microfono per intonare i canti?). La figura dellorganista deve necessariamente
abbracciare tutte queste attività, senza considerarle come un di meno,
un abbassarsi o uno sporcarsi le mani. Non è possibile passare
tanto tempo a lamentarsi di chi ha in mano queste responsabilità (laici
e preti) e non fare niente per cambiare la situazione. Occorre essere preparati
e preparati globalmente, non più degli abbassatori di tasti
ma anche degli animatori, dei cantori, con una voce minimamente gradevole ed
educata, dei conoscitori delle esigenze liturgiche (tempi, periodi, Sacre Scritture).
Con un servizio di qualità i risultati arriveranno. Limpressione,
quando si parla tra organisti, è che prevalgano le pretese ed i diritti
nei confronti dei parroci o dei responsabili. Questo accade perché il
percorso didattico per giungere al diploma di organo non tocca molti degli argomenti
che sarebbero di fondamentale importanza per il servizio liturgico. Le incomprensioni
tra chi opera nella pastorale e chi è musicista nascono da qui: ci si
guarda da sponde opposte, con esigenze diverse e non ci si capisce.
6. Lo sguardo e lattenzione dei responsabili.
Intendiamoci, da parte di chi conduce lattività pastorale è
necessario venire incontro alle giuste aspettative dei musicisti. Cè
una dignità da tenere in considerazione. La professione del musicista
va riconosciuta in tutti i modi mentre lorganista deve guadagnarsi sul
campo rispetto e fiducia. I limiti e gli errori di costruzione formale, armonica
e di adeguamento del testo presenti in alcune pagine sono facilmente individuabili
dai musicisti. Occorrerebbe fidarsi di più e dialogare. Costringere un
organista a suonare certe pagine, equivale molte volte a costringere un letterato
a scrivere scuola con la q. Per contro il musicista non può pretendere
che i contenuti didattici e artistici che lui ha assimilato in tanti anni di
studio, vengano automaticamente capiti da tutti. Non serve lamentarsi per lignoranza.
Bisogna attuare iniziative volte a promuovere e diffondere la profondità
ed il valore della grande musica: guide allascolto, spiegazioni durante
le prove. Le parti dovrebbero fare un po di passi per avvicinarsi. Qualche
esempio: prendiamo in considerazione le musiche con tante sincopi, soprattutto
irregolari, quelle introdotte allinizio degli anni 70 da Battisti, Baglioni,
Cocciante. Sullorgano queste musiche con tante sincopi non possono essere
rese adeguatamente. Lorgano che accompagna di solito non arpeggia e gli
accordi spostati rispetto agli ictus delle battute creano imbarazzanti ondeggiamenti
ritmici con conseguenti aggiustamenti e correzioni sul campo. Le musiche di
questo tipo, sostenute dallorgano, vengono inevitabilmente cambiate dal
buon senso popolare e si diffondono piene di errori come dei virus. Un esempio
per laltra parte: sullorgano suonano molto bene altre musiche ma
i testi qualche volta sono oggettivamente superati, anche se teologicamente
ineccepibili; oppure la melodia è talmente ricercata che non viene capita
dalle anime semplici. Parlare per capirsi, parlare per venirsi incontro. Per
tutti ora qualche domanda: assecondare i gusti di questo o quel gruppo (perché
altrimenti se ne vanno e finiscono sulle brutte strade) senza essere propositivi
di un cammino di un certo spessore anche se faticoso, conduce veramente a dei
risultati? È giusto far tacere le Corali perché limitano la partecipazione
e poi far cantare un gruppo di giovani con sette chitarre, con impervie musiche
sincopate, che portano al silenzio degli adulti? È giusto gestire una
Corale e impossessarsi di tutta la celebrazione liturgica senza tenere conto
del repertorio dei canti dellassemblea?
Una parentesi per capire loggetto di alcune incomprensioni tra le
parti: la qualità delle musiche e dei testi.
Apriamo una parentesi per capire uno degli oggetti della discussione
tra le parti.
La necessità di rendere i testi dei canti liturgici più
vicini al linguaggio e alle esigenze attuali ha prodotto dei risultati non sempre
apprezzabili. La conseguenza dellassecondare i gusti, del venire incontro,
ha fatto perdere a mio giudizio lidentità del canto sacro. Vediamo
un esempio concreto scelto tra i tanti disponibili. «Non so cosa voglio
raggiungere, non so quali stelle raccogliere però ho una gioia da vivere,
dai, dammi la mano cammina con me. Io credo in un mondo fantastico che unisce
il sorriso degli uomini, non dirmi che è un sogno impossibile, se ascolti
il tuo cuore allora saprai».
Cercherò ora di commentare e di dare un giudizio personale su queste
righe.
La scelta fatta in questo canto dallo scrittore compositore è
piuttosto chiara: prevalgono i tenui colori del sentimentalismo tanto cari per
esempio alle correnti New Age (stelle da raccogliere) e inoltre non ci
sono i riferimenti specifici allesperienza cristiana. Dopo laffermazione
iniziale che è una generica confessione di disagio e malessere,
cè un richiamo a una sorta di fratellanza universale e la strofa
termina con un invito molto simile al titolo di un romanzo che ha dato successo
ad una scrittrice italiana.
Il testo evita di nominare concetti e realtà dellesperienza cristiana.
Naturalmente questa operazione rende il canto privo di una identità e
per questo motivo collocabile un po dappertutto. Siamo sicuri che non
sia una canzone damore allitaliana?
Quale testo dunque contribuisce a dare oggi una identità al canto liturgico
cristiano? Personalmente sono vicino a tutti i testi con i contenuti chiari
dellesperienza cristiana, che non obbligano i fedeli a grandi sforzi mnemonici
o a improbabili scioglilingua e che consentono alle masse numerose di andare
a tempo. Qualcuno ha cercato una propria strada ; pensiamo a Pierangelo Sequeri
con i suoi Symbolum o Gianfranco Poma che ha fatto
iniziare molti dei suoi testi con il Tu. (Tu quando verrai, Tu fonte viva,
Tu nella notte triste, Tu sai quanto strada). I testi ideali dovrebbero
servire fedelmente la musica ed essere disposti correttamente facendo coincidere
il periodo letterario con il periodo musicale, laccento della parola e
della frase con laccento musicale. Pensiamo ad esempio a tutti gli
Alleluia che terminano con laccento sulla a (celebri il finale del
rit. di Ti esalto Dio mio Re e lAlleluia di Taizè). In agguato
sempre nellAlleluia di Taizè cè unaltra grossolanità,
laddove si canta Allelu senza completare la parola (alcune assemblee
arrivano a cantare Allelui). Saltando da un canto allaltro prendiamo
in considerazione il gettonato Quando busserò. In
questo canto lerrore sta proprio allinizio: la parola busserò
infatti, per effetto dellinesatta collocazione sugli accenti musicali
diventa bùssero. Come si può notare i musicisti
addetti ai lavori hanno le loro ragioni nel contestare certi tipi di canti.
Da dove nasce questa approssimazione nella composizione dei canti? Principalmente
dal fatto che teologi, liturgisti e musicisti non si mettono daccordo
e non collaborano tra di loro. I musicisti aspettano i testi per musicarli e
pensano a una assemblea che può cantare ogni difficoltà mentre
i non musicisti producono senza alcun controllo ogni genere di canto. Oggi basterebbe
semplicemente far controllare le musiche ai musicisti e i testi ai teologi e
ai liturgisti. Ecco invece i canti con i testi superati, le musiche
difficili, i testi poco sacri, le musiche superficiali. Chi patisce
questa situazione di instabilità sono i fedeli delle comunità
parrocchiali che si sono anchessi divisi in cori, assemblee giovanili,
gruppi di adulti nostalgici e così via (naturalmente parrocchia
che vai libretto dei canti che trovi
). Molto raro trovare oggi unassemblea
della messa domenicale che canta convinta dalla prima allultima
panca. Un po tutti vogliono dire la loro. Qualcuno afferma che ciò
dipende anche dal nostro temperamento italico-mediterraneo poco incline allobbedienza,
allordine e invece più portato a protestare e a polemizzare o nella
peggiore delle ipotesi a rinchiudersi nella pigrizia e nellapatia.
Ne consegue che, ottenuto magari il canto ideale con un bellissimo testo ed
una bellissima musica, ci dovremmo confrontare inevitabilmente con la ridotta
volontà di partecipazione delle nostre assemblee che in tutti questi
anni non sono state allenate ed educate ad essere coinvolte nella loro globalità.
Unaltra esperienza concreta. Una finestra sullEuropa. Un corso
di improvvisazione organistica. Ideali e obbiettivi.
Torno ora a proporre un esperienza vissuta. Al termine trarrò qualche
conclusione circa i compiti dellorganista con lassemblea e con il
coro.
Ottobre 2000 Arcore Corso di improvvisazione organistica tenuto
dal M.° Wolfgang Seifen (Germania). È il terzo anno consecutivo che
ritorno. Le lezioni si tengono sullorgano Lanzini DellOrto. Il docente
sta facendo alcuni esempi (ovviamente tutti rigorosamente improvvisati) sullimportanza
del contrappunto nella pratica organistica. Una melodia di un corale viene eseguita
come cantus firmus ora dalla mano destra mentre il pedale esegue il contrappunto
fiorito con ottavi e sedicesimi, ora dalla sinistra mentre il contrappunto questa
volta lo fa la voce dellorganista (quasi Swingle Singers), ora dal pedale,
con le mani a intrecciare formule e progressioni, e poi dulcis in fundo anche
la voce dellorganista esegue la melodia mentre mani e piedi sono impegnati
nelle impervie formule contrappuntistiche. Il M.° Seifen mentre suona parla
a noi e presenta le varie possibilità per sostenere la melodia. Improvvisa
laccompagnamento del Credo della Missa De Angelis . Suona e parla, (le
mani pare che appartengano ad unaltra persona) e dice che allincarnatus
est riesce a sovrapporre la melodia della Salve Regina. Così
avviene. Guardo gli altri allievi (siamo in quattro) e scorgo nei loro occhi
quel senso di smarrimento che accompagna la nostra inadeguatezza di fronte ad
un mondo musicale per il momento (che ottimismo) irraggiungibile. Le lezioni
si susseguono e viene il turno dellesposizione della fuga. Il M.°
Seifen si fa prendere la mano: apre il Cantemus Domino, prende un tema e incomincia
la fuga in stile Felix Mendelssohn ma va oltre lesposizione e si addentra
in divertimenti, stretti, aggravamenti, temi rovesciati per un totale di circa
6 minuti di fuga a 4 voci con pedale interamente improvvisata e commentata in
diretta dallo stesso Seifen. Ci accorgiamo che sta finendo perché i temi
ravvicinati sono collocati su un poderoso pedale di dominante (rigorosamente
con le ance di 16 piedi). Come si fa ora a salire sulla panca del bellissimo
Lanzini DellOrto. Chi lha detto che sopra la panca lorganista
campa? Ci sentiamo delle capre. Tocca a noi, ma vorremmo sparire; le frasi in
questi casi sono le solite: dai inizia tu, no maestro io aspetterei ancora un
po, (sottovoce) chi me lha fatto fare di venire qui a rimediare
queste figure? Qualcuno più smaliziato fa il nome del collega da mandare
allo sbaraglio.
Il M.° Seifen però è un signore e conosce bene la realtà
italiana. Sa che nei conservatori italiani tutte quelle cose relative allimprovvisazione
non si insegnano, sa che gli organi a canne italiani non sono tutti affidabili,
sa che la professione di musicista da chiesa in Italia non è considerata
come in Germania e così via. E che cosa fa? Quello che professionalmente
e umanamente bisogna fare: si rimbocca le maniche e fa lezione a quattro musicisti
che in forza del diploma di organo, di composizione, di pianoforte ottenuti
dopo lunghi anni di studio presso i Conservatori italiani si ritenevano degli
arrivati o comunque delle persone da tenere in considerazione. Battuta dopo
battuta il lavoro di costruzione dei periodi musicali comincia a dare qualche
frutto. Qualcosa si muove e lentusiasmo per aver assaporato le gioie dei
piccoli traguardi fa passare in secondo piano la stanchezza e quel senso di
pesantezza alle meningi.
Viene la sera e, come per le passate edizioni, dato che sono lunico che
si ferma a dormire ad Arcore, lorganizzatrice Silvia Perego mi chiede
di accompagnare il docente in pizzeria per tenergli compagnia. Sono momenti
distesi e che personalmente ricordo con grande piacere perché il dialogo
con questi maestri apre letteralmente la finestra su un mondo a me molto caro:
la musica sacra ed il servizio liturgico negli altri Paesi. Seifen dice che
è organista titolare della Basilica-Santuario Mariano di Kevelaer; guadagna
più di avvocati, dottori e commercialisti; abita in una villa, ha lorgano
a canne in casa; tiene lezioni alluniversità; mediamente deve suonare
cinque messe al giorno e sette alla domenica (non è molto presente in
famiglia); ogni tanto si prende dei permessi per andare in giro per il mondo
(Stati Uniti compresi) per tenere concerti. Ad ogni messa lui improvvisa; ogni
domenica ai vesperi le improvvisazioni sono più lunghe e vengono sempre
registrate. Apre la valigetta 24 ore e mi fa vedere quattro diversi CD tutti
registrati dal vivo: glieli compro tutti e quattro. Mi racconta che in Germania
i diplomi di musica per esercitare la professione di musicista al servizio della
liturgia sono divisi in tre gradi e lui ovviamente ha frequentato e superato
quello più importante, che consente di esercitare il mestiere nelle grandi
cattedrali, basiliche, santuari. Ha dovuto sostenere oltre agli esami di improvvisazione,
anche quelli di teologia, Sacra Scrittura, canto gregoriano e molte altre cose.
Arriva il piatto che il M.° Seifen ha ordinato e lui si fa il segno della
croce, china la testa e si raccoglie in preghiera. Sono spiazzato, devo dire
che non mi aspettavo questo. Con tutti i preti che ho accompagnato in pizzeria
non era mai successo. E invece questo organista tedesco, incurante degli sguardi
(potenzialmente cattolici) dei clienti della pizzeria se ne sta lì a
pregare.
Le possibilità per svolgere bene il servizio di organista senza
aspettare le riforme. La vera riforma nasce da un positivo atteggiamento personale
nei confronti della realtà. La musica è il mezzo per incontrare
Colui che dà la risposta al nostro desiderio totale di bellezza, di verità.
Arte invisibile verso lInvisibile.
Se guardiamo alle esperienze europee nascono in noi diversi sentimenti più
o meno giustificati. Si parla di situazioni privilegiate, di volontà
di chi sta al vertice. Ecco qualche frase o luogo comune che conoscete bene:
ho sbagliato a nascere in Italia, vuoi mettere gli organi
francesi, se fossi organista in Germania riuscirei a mantenere la
famiglia vivendo sempre a contatto con la musica, negli altri paesi
la diffusione della cultura musicale non crea i problemi di certe musiche,
tutti se ne intendono di musica, tutti sanno cantare a prima
vista perché fin dalla scuola materna si nutrono di musica, ti
rendi conto che lItalia è la terza potenza mondiale per la musica
pop e rock? e così via.
È umano arrivare a queste considerazioni e accompagnarle con gesti eloquenti
e sconsolati del capo come per dire no, qui non è possibile, qui non
si può attuare alcuna riforma. Non nascondo che lho pensato e lo
penso anchio molte volte. Ma questa è la nostra realtà e
se non ci diamo da fare per ricreare le condizioni ottimali e felici che abbiamo
sperimentato faremo la figura di quelli che dalla torre davorio guardano
inorriditi verso una maggioranza che non riesce ad alzare la testa verso il
nostro sentire. Penso che aspettare le riforme che mettano in ordine la realtà
non sia la strada da percorrere. Occorre cambiare il metro quadrato che ci sta
intorno. Questo metro quadrato non riguarda però ancora una volta latteggiamento
degli altri che deve necessariamente cambiare perché noi abbiamo capito
tutto e loro sono gli ignoranti. Dobbiamo proporre e lavorare.
Ora che mancano le classi di organo, è necessario fare uno sforzo per
rifondarle. Le scuole di organo devono necessariamente diventare una priorità.
Occorre individuare persone, mezzi, strumenti e spazi per impedire che si crei
il vuoto, non più temporaneo, ma totale.
Qualche esempio, anche se non sono tutte rose e fiori. Da tre anni dirigo anche
il coro dei bambini della Basilica di S Vittore a Varese. Questo coro ha la
funzione di proporre i nuovi canti, di sostenere limpegno canoro dellassemblea.
Ho un ricordo molto nitido. Una mattina dinverno faceva molto freddo,
il cielo era coperto, cera buio, ma in Basilica al calduccio il coretto
scaldava la sua voce: insomma si stava bene. La messa (rigorosamente
con il Cantemus Domino) è filata via liscia e dopo ci sono state le prove
nella saletta della Parrocchia; abbiamo ripassato i canti per il concertino
di Natale; abbiamo imparato i canoni; abbiamo imparato a cantare a prima vista
(con il testo di Nicola Conci) partendo da sol-mi e poi allargando fino a do-re-mi-sol-la.
Alla fine ho aperto e smontato un po il pianoforte per spiegare come era
fatto e di già che cero canticchiando sulle corde ho spiegato le
vibrazioni simpatiche facendo i paralleli con le loro amicizie e simpatie e
spiegando anche che tutto questo non era stato inventato da alcun uomo, perché
non si trova su alcun enciclopedia linventore della musica: queste vibrazioni
ci sono sempre state. Spiego che la musica diversamente dalle altre arti deve
essere sempre riportata in vita, nasce dal silenzio e ritorna nel silenzio;
che la nostra responsabilità è grande, perché se non siamo
attenti o se siamo assenti il bello di questarte non si rivela. Non cè
che dire, una mattinata ideale nella quale sono riuscito a fare anche catechesi.
Non sempre è così, qualche volta i bambini arrivano in ritardo
o non arrivano perché sono alluscita degli scout. In questi casi
mi ricordo di quello che succedeva con il piccolo coretto del mio prete degli
anni 60/70. Don Sandro andiamo a casa siamo solo in tre. No
rispondeva lui se non facciamo la prova, chi non è venuto
è autorizzato a dire che questa realtà non cè e che
quindi aveva ragione a non essere presente. E così faccio io. Si
canta in tre o quattro, si cerca di fare le cose ancora meglio e si porta pazienza.
Un giorno ho dato la possibilità a due classi delle elementari (cera
anche mio figlio) di visitare lorgano Mascioni della Basilica di Varese.
Con le loro maestre si sono seduti attorno alla consolle. Ho chiesto loro di
fare tutti insieme un grande respiro. Poi ho detto: Adesso fate silenzio,
perché tra poco questo nobile signore farà anche lui un grande
respiro e riempirà i suoi polmoni. Ho acceso il motore e così
ho cominciato a spiegare il mantice, laria. Poi ho fatto alcuni esempi
adatti ai bambini per spiegare i registri, la tecnica del pedale, il fortissimo,
qualche effetto curioso, due mani su due tastiere diverse, perché no
il Coucou di Claude Daquin, linizio della Toccata di Widor. Che
silenzio e che concentrazione quel mattino! Quante domande, che voglia di mettere
le mani su quel prodigio, che fatica per le maestre portarli via!
Oltre la trasformazione enarmonica dellaccordo di settima diminuita, oltre
gli accordi di sesta eccedente italiana, francese, svizzera e tedesca; oltre
lhemiolia, bisogna dare a chi ci incontra qualcosa in più. I bambini
ad esempio hanno bisogno di affiancare alla tecnica anche una visione precisa
di un adulto che è presente, al di là della musica. Unora
per suonare la Messa e poi via. Chi si incontra? Quali sono i risultati di una
presenza così da toccata e fuga? I risultati in una comunità
si ottengono con una familiarità e non con lintervento di un tecnico,
quasi fosse un idraulico che viene a riparare il rubinetto.
Un adeguato lavoro di preparazione a casa può consentire di migliorare
lattività in chiesa (come già detto le cassette registrate
per i sacerdoti, i solisti).
Altro aspetto da non sottovalutare è limpegno su tutti i fronti.
Molte volte la partita viene giocata su una messa, la messa grande, la messa
dei ragazzi, la messa della comunità parrocchiale. Non dimentichiamo
le altre messe. Si possono contattare gli adulti e gli anziani che partecipano
regolarmente alle altre messe (con la scusa di correre dietro sempre ai giovani
ci si dimentica di questa realtà; lho sperimentato sulla mia pelle:
ero giovane, tutti si occupavano dei miei problemi delle mie esigenze, ero il
futuro dellumanità, tutti mi facevano spazio poi ad un certo punto
).
Che bel traguardo formare un coro di adulti e anziani, con una collocazione
precisa in chiesa, con lo scopo di sostenere il canto. La fedeltà a questo
impegno potrà portare a traguardi inaspettati sia dal punto di vista
musicale che umano.
Da due anni scrivo sul Bollettino Parrocchiale, (La Basilica) alcuni articoli
che riguardano la musica; in questi articoli arrivo anche a spiegare il simbolismo
teologico dei numeri nelle opere di Bach. Vi garantisco che anche questa iniziativa
porta a dei risultati insperati sul piano della formazione e della consapevolezza.
Qualcuno ti ringrazia, qualcuno ti dice che non immaginava.
Apriamo un altro fronte: cosa succede se mancano i solisti o (nel mio caso a
Varese) il sacerdote animatore della liturgia? Semplice, bisogna sostituirli.
E per sostituirli si deve andare al microfono per insegnare i canti e per dirigere
lassemblea. Lorganista, ma più correttamente bisognerebbe
parlare di una figura di musicista a 360 gradi, deve essere in grado di svolgere
questo compito senza sentirsi declassato a poco più del sacrestano (mi
perdonino i sacrestani). Il riconoscimento futuro (naturalmente anche economico)
dellopera del musicista da chiesa dovrà passare attraverso la possibilità
di utilizzare questa figura come un vero e proprio collaboratore della parrocchia
(animatore liturgico, catechista, organaro, organizzatore delle riunioni, segretario
e perché no, anche sacrestano
naturalmente di un certo livello).
Per quel che concerne la figura dellorganista che accompagna il coro o
la Corale Parrocchiale occorre specificare che il livello di preparazione richiesto
non ammette sconti; diversamente i risultati non potranno che essere scadenti
e deludenti. Mi spiego: accompagnare un brano a quattro voci vuol dire eseguire
le quattro voci o quanto richiesto dal compositore (pedale compreso). Arrangiare,
togliere, semplificare sono verbi che conducono ad effetti annacquati per quel
riguarda laccompagnamento di un coro. Il compito dellorganista che
accompagna è un compito di responsabilità che implica studio,
dedizione e tanto lavoro, ad esempio sulla tecnica del pedale. Togliere il pedale,
vuol dire togliere sostegno al coro e togliere gli armonici al riverbero delle
nostre chiese. Perdonatemi ma è un po come trovare la pasta fredda
senza condimento; tutti gli spaghetti attaccati tra loro. Lorganista deve
respirare col coro (anche materialmente, sul gesto del direttore), niente code
alla fine, niente partenze anticipate, niente rallentamenti perché non
si sa bene la parte; lorganista deve studiare il riverbero della chiesa
perché talvolta è necessario anticipare il coro o staccare di
più senza legare; lorganista deve registrarsi e ascoltarsi; lorganista
deve nutrire stima e rispetto verso il direttore; non deve contestarlo di fronte
a tutti: se proprio ci sono delle incomprensioni deve chiarire ogni aspetto
importante delle esecuzioni e delle impostazioni delle prove lontano dalle orecchie
dei cantori. Anche qui lunità risulta essere una valida testimonianza
per far crescere cristianamente e umanamente una realtà che di solito
finisce per far diventare la musica, il bel canto, il mottetto difficile e di
grande effetto, la divisa, il consiglio, le elezioni del consiglio, la gita,
il curriculum gonfiato, il concerto in questa o quella chiesa, una serie di
idoli a cui aggrapparsi e sacrificarsi per colmare un vuoto di motivazioni.
Lorganista deve aiutare il coro a far crescere la stima verso il direttore
e, come il direttore, deve venire sempre preparato ad ogni appuntamento perché
le realtà corali amatoriali hanno già i loro problemi e non è
il caso di aggiungerne altri. Lorganista deve conoscere i registri, i
colori, gli impasti, le combinazioni. Su 40 registri, non è possibile
usarne solo 5 o 6. Deve essere in grado di insegnare le parti alle voci per
aiutare il collega direttore a snellire le prove. Deve essere curioso da 1 a
90 anni (senza porre limiti alla Divina Provvidenza) e quindi non considerarsi
un arrivato. Deve ascoltare le registrazioni dei CD; deve andare ai concerti
e rubare un po il mestiere (non è un peccato copiare atteggiamenti
e soluzioni; è un peccato pensare di aver fatto sempre tutto bene e arroccarsi
in una presuntuosa autosufficienza rinunciando ai confronti per migliorarsi
sempre di più, è un peccato arrabbiarsi di fronte alla sottolineatura
dei limiti). In uno spirito di amicizia lorganista deve comunque saper
dire al direttore se si sono manifestati degli errori o se qualcosa non va tra
il coro (rapporti tesi, battibecchi, malumori , prevalenza di alcune voci generose,
squilibri tra le sezioni). Considerando listintiva tendenza dei musicisti
a invidiarsi o ad ignorarsi, è da valutare come un grande gesto di amicizia
avere dei colleghi che ti dicono ad esempio guarda che i tenori sono calanti
oppure vedi un po di pagare quel soprano o quel basso perché
stiano zitti. Se stai a cuore ad una persona questa ti aiuta: lascia perdere
se losservazione ti brucia.
E allora perché non invitare qualcuno che è più avanti
per tenere una serata di prove un po diversa dal solito. Vocalizzi, respirazione,
un facile mottetto da imparare, qualche consiglio e qualche fotocopia di nuovi
mottetti per allargare il repertorio, una veloce guida allascolto di un
brano classico, pop, rock, jazz (naturalmente spiegando il valore contenuto).
Quanto bene si potrebbe fare se si imparasse ad ascoltare di più e a
restare sempre sui banchi di scuola. Lo dico per me e per voi.
Riflessioni personali
Termino parlando un po di me. Vivo quotidianamente il mio rapporto
con la musica sperimentando il compromesso. Tra scuole, Corale e Coretto e lezioni
varie ho calcolato che sono 35 ore di insegnamento. Servono per mantenere una
simpatica, vivace e impegnativa famiglia. Riuscire a trovare il tempo per studiare,
scrivere, aggiornarmi è una bella impresa. Ci sono i letti da fare e
i pranzi da preparare. Il compromesso sul tempo lho trovato rinunciando
a qualche ora di sonno durante la notte. Ogni tanto però bisogna recuperare.
Se ce la fate questo è un buon consiglio: dormite un po di meno.
Attualmente, come tanti miei colleghi direttori delle Corali Parrocchiali sono
preoccupato perché il numero dei componenti del mio coro si sta assottigliando.
Gli anziani non vengono rimpiazzati, e i giovani che potevano entrare hanno
pensato bene di fare un altro coro con tuttaltro repertorio. Gli anziani
non hanno come amici i ventenni e i diciottenni e così non li possono
invitare alle prove. Il centro della città si svuota. Banche e uffici
crescono come funghi. I parrocchiani impegnati sono gli stessi e fanno il boia
e limpiccato in tutte le commissioni: non ditemi che non conoscete questa
situazione. La trentina di persone rimaste proviene dalla provincia (qualcuno
deve fare 45 minuti di macchina per arrivare alle prove). Solo due cantori ultrasessantenni
ed il sottoscritto fanno parte della Parrocchia. Per evitare lo stress di due
uscite settimanali, faccio provare al martedì le sezioni maschili e al
giovedì quelle femminili. Le prove con tutte le voci sono quelle immediatamente
precedenti le festività. Anche questo è un compromesso, perché
non è gradevole avere il coro completo a disposizione solo per alcuni
momenti.
Pensando poi a ciò che mi rendeva sempre felice, ho capito che questo
stava nelle origini della mia chiamata. Sono cresciuto con il canto sacro e
grazie al canto sacro, alla liturgia e al re degli strumenti ho trovato la mia
felicità. Insegnare per tante ore è sfiancante ma se conservi
lo spazio per lo studio, se ti dai sempre dei compiti da svolgere, dei brani
da imparare, degli obbiettivi da raggiungere allora il peso del lavoro a volte
molto ripetitivo e con scarsità di risultati ti sembrerà più
leggero. Nel 2000 con la mia Corale mi sono dato un obbiettivo grande: una messa
di Schubert con lorchestra da eseguirsi durante il Te Deum di fine anno;
da maggio a dicembre a studiare e a trascrivere i brani della liturgia per lorchestra.
Un mio corista parrucchiere (negozio chic ) ha raccolto tra i suoi clienti quanto
bastava per pagare gli orchestrali. E così domenica 31 dicembre 2000,
S. Messa con Te Deum di ringraziamento; la Basilica di Varese stracolma, faceva
pensare a Salisburgo.
Sono arrivate per me anche le occasioni per mettere sulla carta le idee musicali.
I salmi per ogni celebrazione, le antifone, i mottetti mancanti per sottolineare
le festività. Ed infine i brani organistici sulle melodie del Cantemus
Domino delle edizioni Rugginenti, che, tra le altre cose, mi hanno permesso
di approfondire il contagioso entusiasmo di Gian Nicola Vessia e Marco Rossi.
Sul leggio dellorgano elettronico in casa tengo un foglio con i compiti.
( non scandalizzatevi, anche questo è un compromesso per poter studiare).
Mi scrivo i brani da ripassare e da imparare (Bruhns, Hanff, Radeck, Lubeck,
e poi Bach, Mendelssohn, Franck, Lemmens). Anche questo funziona. Provatelo
anche voi, immaginando di presentare sempre a qualcuno i risultati dei vostri
studi. Poi trovate il tempo di stare in chiesa a suonare anche se cè
inserito il registro dellaspirapolvere di 16 piedi e la Voce Umana petulante
delle donne delle pulizie.
Chiedo scusa a San Paolo ma adesso è giunto il momento di lanciare lappello
finale. Mi rivolgo agli organisti e ai Parroci : Voi organisti state sottomessi
ai Vostri Parroci. Voi parroci amate i vostri organisti e non inaspritevi
con essi!
Sia chiaro che quella che vi ho presentato è un esperienza che ha le
stesse difficoltà che voi tutti incontrate. Sarebbe bello per me poter
ascoltare le vostre esperienze.
Se mi chiedo in nome di cosa ho fatto e faccio tutto questo non posso nascondere
che cè una componente sentimentale, di appagamento fisico: penso
che un po tutti possiate dire lo stesso. La mia storia con la musica è
iniziata con un disegno che doveva realizzarsi per portarmi alla felicità.
Attraverso una persona, un incontro, io sono giunto fin qui e a mia volta (guardando
a qualche mio allievo che è volato avanti) ho fatto in modo che qualche
altra persona potesse incontrare la felicità nella musica. Da giovane,
grazie al servizio liturgico, sono andato in chiesa anche quando cera
un po di stanchezza. Essere fedele ai miei impegni mi ha aiutato ad essere
fedele (con gli inevitabili limiti) a Cristo nella Sua Chiesa. Lavorare, litigare,
sudare, dubitare, deprimersi, esaltarsi per dare testimonianza di una grandezza
che ci avvolge e che dà un significato alla nostra vita continua ad essere
affascinante come quel pomeriggio destate di tanti anni fa sulla balconata
dellorgano della mia parrocchia. A questa sorgente guardo sempre, quando
litalica fatica di fare musica prende il sopravvento. Spero che tutto
questo continui.
Giacomo Mezzalira
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