CHIROGRAFO
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
PER IL CENTENARIO
DEL MOTU PROPRIO
TRA LE SOLLECITUDINI
SULLA MUSICA SACRA
1. Mosso dal vivo desiderio di mantenere e di promuovere il decoro
della Casa di Dio, il mio Predecessore san Pio X emanava, cento anni fa,
il Motu proprio Tra
le sollecitudini, che aveva come oggetto il rinnovamento della
musica sacra nelle funzioni del culto. Con esso egli intendeva offrire alla
Chiesa concrete indicazioni in quel vitale settore della Liturgia, presentandole
quasi a codice giuridico della musica sacra[1].
Anche tale intervento rientrava nel programma del suo pontificato, che egli
aveva sintetizzato nel motto Instaurare omnia in Cristo.
La ricorrenza centenaria del documento mi offre l'occasione di richiamare l'importante
funzione della musica sacra, che san Pio X presenta sia come mezzo di elevazione
dello spirito a Dio, sia come prezioso aiuto per i fedeli nella partecipazione
attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa[2].
La speciale attenzione che è doveroso riservare alla musica sacra, ricorda
il santo Pontefice, deriva dal fatto che essa, come parte integrante della
solenne Liturgia, ne partecipa il fine generale, che è la gloria di Dio
e la santificazione ed edificazione dei fedeli[3].
Interpretando ed esprimendo il senso profondo del sacro testo a cui è
intimamente legata, essa è capace di aggiungere maggiore efficacia
al testo medesimo, affinché i fedeli [...] meglio si dispongano ad accogliere
in sé i frutti della grazia, che sono propri della celebrazione dei sacrosanti
misteri[4].
2. Questa impostazione è stata ripresa dal Concilio Ecumenico Vaticano
II nel capitolo VI della Costituzione Sacrosanctum
Concilium sulla sacra Liturgia, dove si richiama con chiarezza
la funzione ecclesiale della musica sacra: La tradizione musicale di tutta
la Chiesa costituisce un patrimonio di inestimabile valore, che eccelle tra
le altre espressioni dell'arte, specialmente per il fatto che il canto sacro,
unito alle parole, è parte necessaria e integrale della liturgia solenne[5].
II Concilio ricorda, inoltre, che il canto sacro è stato lodato
sia dalla Sacra Scrittura, sia dai Padri, sia dai Romani Pontefici che recentemente,
a cominciare da san Pio X, hanno sottolineato con insistenza il compito ministeriale
della musica sacra nel servizio divino[6].
Continuando, infatti, l'antica tradizione biblica, a cui lo stesso Signore e
gli Apostoli si sono attenuti (cfr Mt 26,30; Ef 5,19; Col
3,16), la Chiesa lungo tutta la sua storia ha favorito il canto nelle celebrazioni
liturgiche, fornendo secondo la creatività di ogni cultura stupendi esempi
di commento melodico dei testi sacri nei riti tanto dell'Occidente quanto dell'Oriente.
Costante, poi, è stata l'attenzione dei miei Predecessori a questo delicato
settore, per il quale hanno richiamato i principi fondamentali che devono animare
la produzione di musica sacra, specie se destinata alla Liturgia. Oltre al Papa
san Pio X, sono da ricordare, tra gli altri, i Papi Benedetto XIV con l'Enciclica
Annus qui (19 febbraio 1749), Pio XII con le Encicliche Mediator
Dei (20 novembre 1947) e
Musicae sacrae disciplina (25 dicembre
1955), ed infine Paolo VI con i luminosi pronunciamenti che ha disseminato in
molteplici interventi.
I Padri del Concilio Vaticano II non hanno mancato di ribadire tali principi,
in vista di una loro applicazione alle mutate condizioni dei tempi. Lo hanno
fatto in uno specifico capitolo, il sesto, della Costituzione Sacrosanctum
Concilium. Papa Paolo VI provvide poi alla traduzione in norme
concrete di quei principi, soprattutto per mezzo dellIstruzione Musicam
sacram, emanata, con la sua approvazione, il 5 marzo 1967 dallallora
Sacra Congregazione dei Riti. A quei principi di ispirazione conciliare occorre
costantemente rifarsi per promuovere, in conformità alle esigenze della
riforma liturgica, uno sviluppo che sia, anche in questo campo, all'altezza
della tradizione liturgico-musicale della Chiesa. Il testo della Costituzione
Sacrosanctum
Concilium in cui si
afferma che la Chiesa approva ed ammette nel culto divino tutte le forme
della vera arte, dotate delle dovute qualità[7],
trova gli adeguati criteri di applicazione nei nn. 50-53 dellIstruzione
Musicam sacram ora menzionata[8].
3. In varie occasioni anch'io ho richiamato la preziosa funzione e la grande
importanza della musica e del canto per una partecipazione più attiva
e intensa alle celebrazioni liturgiche[9],
ed ho sottolineato la necessità di purificare il culto da sbavature
di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche e testi sciatti e poco
consoni alla grandezza dell'atto che si celebra[10],
per assicurare dignità e bontà di forme alla musica liturgica.
In tale prospettiva, alla luce del magistero di san Pio X e degli altri miei
Predecessori e tenendo conto in particolare dei pronunciamenti del Concilio
Vaticano II, desidero riproporre alcuni principi fondamentali per questo importante
settore della vita della Chiesa, nell'intento di far sì che la musica
liturgica risponda sempre più alla sua specifica funzione.
4. Sulla scia degli insegnamenti di san Pio X e del Concilio Vaticano II, occorre
innanzitutto sottolineare che la musica destinata ai sacri riti deve avere come
punto di riferimento la santità: essa di fatto, sarà
tanto più santa quanto più strettamente sarà unita allazione
liturgica[11]. Proprio per questo,
non indistintamente tutto ciò che sta fuori dal tempio (profanum)
è atto a superarne la soglia, affermava saggiamente il mio venerato
Predecessore Paolo VI, commentando un decreto del Concilio di Trento[12]
e precisava che se non possiede ad un tempo il senso della preghiera,
della dignità e della bellezza, la musica - strumentale e vocale - si
preclude da sé lingresso nella sfera del sacro e del religioso[13].
Daltra parte la stessa categoria di musica sacra oggi ha subito
un allargamento di significato tale da includere repertori i quali non possono
entrare nella celebrazione senza violare lo spirito e le norme della Liturgia
stessa.
La riforma operata da san Pio X mirava specificamente a purificare la musica
di chiesa dalla contaminazione della musica profana teatrale, che in molti Paesi
aveva inquinato il repertorio e la prassi musicale liturgica. Anche ai tempi
nostri è da considerare attentamente, come ho messo in evidenza nell'Enciclica
Ecclesia
de Eucharistia, che non tutte le espressioni delle arti figurative
e della musica sono capaci di esprimere adeguatamente il Mistero colto
nella pienezza di fede della Chiesa[14].
Di conseguenza, non tutte le forme musicali possono essere ritenute adatte per
le celebrazioni liturgiche.
5. Un altro principio enunciato da san Pio X nel Motu proprio Tra
le sollecitudini,
principio peraltro intimamente connesso con il precedente, è quello della
bontà delle forme. Non vi può essere musica destinata alla
celebrazione dei sacri riti che non sia prima vera arte, capace
di avere quellefficacia che la Chiesa intende ottenere accogliendo
nella sua liturgia larte dei suoni[15].
E tuttavia tale qualità da sola non basta. La musica liturgica deve infatti
rispondere a suoi specifici requisiti: la piena aderenza ai testi che presenta,
la consonanza con il tempo e il momento liturgico a cui è destinata,
ladeguata corrispondenza ai gesti che il rito propone. I vari momenti
liturgici esigono, infatti, una propria espressione musicale, atta di volta
in volta a far emergere la natura propria di un determinato rito, ora proclamando
le meraviglie di Dio, ora manifestando sentimenti di lode, di supplica o anche
di mestizia per l'esperienza dell'umano dolore, un'esperienza tuttavia che la
fede apre alla prospettiva della speranza cristiana.
6. Canto e musica richiesti dalla riforma liturgica - è bene sottolinearlo
- devono rispondere anche a legittime esigenze di adattamento e di inculturazione.
E' chiaro, tuttavia, che ogni innovazione in questa delicata materia deve rispettare
peculiari criteri, quali la ricerca di espressioni musicali che rispondano al
necessario coinvolgimento dell'intera assemblea nella celebrazione e che evitino,
allo stesso tempo, qualsiasi cedimento alla leggerezza e alla superficialità.
Sono altresì da evitare, in linea di massima, quelle forme di inculturazione
di segno elitario, che introducono nella Liturgia composizioni antiche o contemporanee
che sono forse di valore artistico, ma che indulgono ad un linguaggio ai più
incomprensibile.
In questo senso san Pio X indicava - usando il termine universalità
- un ulteriore requisito della musica destinata al culto: ... pur concedendosi
ad ogni nazione - egli annotava - di ammettere nelle composizioni chiesastiche
quelle forme particolari che costituiscono in certo modo il carattere specifico
della musica loro propria, queste però devono essere in tal maniera subordinate
ai caratteri generali della musica sacra, che nessuno di altra nazione nell'udirle
debba provarne impressione non buona[16].
In altri termini, il sacro ambito della celebrazione liturgica non deve mai
diventare laboratorio di sperimentazioni o di pratiche compositive ed esecutive
introdotte senza un'attenta verifica.
7. Tra le espressioni musicali che maggiormente rispondono alle qualità
richieste dalla nozione di musica sacra, specie di quella liturgica, un posto
particolare occupa il canto gregoriano. Il Concilio Vaticano II lo riconosce
come canto proprio della liturgia romana[17]
a cui occorre riservare a parità di condizioni il primo posto nelle azioni
liturgiche in canto celebrate in lingua latina[18].
San Pio X rilevava come la Chiesa lo ha ereditato dagli antichi padri,
lo ha custodito gelosamente lungo i secoli nei suoi codici liturgici
e tuttora lo propone ai fedeli come suo, considerandolo come
il supremo modello della musica sacra[19].
Il canto gregoriano pertanto continua ad essere anche oggi elemento di unità
nella liturgia romana.
Come già san Pio X, anche il Concilio Vaticano II riconosce che gli
altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia, non vanno esclusi
affatto dalla celebrazione dei divini uffici[20].
Occorre, pertanto, vagliare con attenta cura i nuovi linguaggi musicali, per
esperire la possibilità di esprimere anche con essi le inesauribili ricchezze
del Mistero riproposto nella Liturgia e favorire così la partecipazione
attiva dei fedeli alle celebrazioni[21].
8. L'importanza di conservare e di incrementare il secolare patrimonio della
Chiesa induce a prendere in particolare considerazione una specifica esortazione
della Costituzione Sacrosanctum
Concilium:
Si promuovano con impegno le scholae cantorum specialmente presso
le chiese cattedrali[22]. A sua volta
l'Istruzione Musicam sacram precisa il compito ministeriale della schola:
E degno di particolare attenzione, per il servizio liturgico che
svolge, il coro o cappella musicale o schola cantorum. In seguito alle
norme conciliari riguardanti la riforma liturgica, il suo compito è divenuto
di ancor maggiore rilievo e importanza: deve, infatti, attendere allesecuzione
esatta delle parti sue proprie, secondo i vari generi di canti, e favorire la
partecipazione attiva dei fedeli nel canto. Pertanto [...] si abbia e si promuova
con cura specialmente nelle cattedrali e altre chiese maggiori, nei seminari
e negli studentati religiosi, un coro o una cappella musicale o una schola
cantorum[23]. Il compito della
schola non è venuto meno: essa infatti svolge nellassemblea
il ruolo di guida e di sostegno e, in certi momenti della Liturgia, ha un proprio
ruolo specifico.
Dal buon coordinamento di tutti - il sacerdote celebrante e il diacono, gli
accoliti, i ministranti, i lettori, il salmista, la schola cantorum,
i musicisti, il cantore, lassemblea - scaturisce quel giusto clima spirituale
che rende il momento liturgico veramente intenso, partecipato e fruttuoso. L'aspetto
musicale delle celebrazioni liturgiche, quindi, non può essere lasciato
né allimprovvisazione, né all'arbitrio dei singoli, ma deve
essere affidato ad una bene concertata direzione nel rispetto delle norme e
delle competenze, quale significativo frutto di unadeguata formazione
liturgica.
9. Anche in questo campo, pertanto, si evidenzia l'urgenza di promuovere
una solida formazione sia dei pastori che dei fedeli laici. San Pio X insisteva
particolarmente sulla formazione musicale dei chierici. Un richiamo in tal senso
è stato ribadito anche dal Concilio Vaticano II: Si curino la formazione
e la pratica musicale nei seminari, nei noviziati dei religiosi e delle religiose
e negli studentati, come pure negli altri istituti e scuole cattoliche[24].
L'indicazione attende di essere pienamente realizzata. Ritengo pertanto opportuno
richiamarla, affinché i futuri pastori possano acquisire una adeguata
sensibilità anche in questo campo.
In tale opera formativa un ruolo speciale viene svolto dalle scuole di musica
sacra, che san Pio X esortava a sostenere e a promuovere[25],
e che il Concilio Vaticano II raccomanda di costituire ove possibile[26].
Frutto concreto della riforma di san Pio X fu l'erezione in Roma, nel 1911,
otto anni dopo il Motu proprio, della Pontificia Scuola Superiore di Musica
Sacra, divenuta in seguito Pontificio Istituto di Musica Sacra.
Accanto a questa istituzione accademica ormai quasi centenaria, che ha reso
e rende un qualificato servizio alla Chiesa, vi sono tante altre Scuole istituite
nelle Chiese particolari, che meritano di essere sostenute e potenziate per
una sempre migliore conoscenza ed esecuzione di buona musica liturgica.
10. Avendo la Chiesa sempre riconosciuto e favorito il progresso delle
arti, non deve stupire che, oltre al canto gregoriano e alla polifonia, essa
ammetta nelle celebrazioni anche la musica più moderna, purché
rispettosa sia dello spirito liturgico che dei veri valori dell'arte. E' perciò
consentito alle Chiese nelle varie Nazioni di valorizzare, nelle composizioni
finalizzate al culto, quelle forme particolari che costituiscono in certo
modo il carattere specifico della musica loro propria[27].
Nella linea del mio santo Predecessore e di quanto stabilito più di recente
dalla Costituzione Sacrosanctum
Concilium [28],
anchio, nell'Enciclica Ecclesia
de Eucharistia, ho inteso fare spazio ai nuovi apporti musicali
menzionando, accanto alle ispirate melodie gregoriane, i tanti e spesso
grandi autori che si sono cimentati con i testi liturgici della Santa Messa[29].
11. Il secolo scorso, con il rinnovamento operato dal Concilio Vaticano II,
ha conosciuto uno speciale sviluppo del canto popolare religioso, del quale
la Sacrosanctum
Concilium
dice: Si promuova con impegno il canto popolare religioso, in modo
che nei pii e sacri esercizi, come pure nelle stesse azioni liturgiche, [...]
possano risuonare le voci dei fedeli[30].
Tale canto si presenta particolarmente adatto alla partecipazione dei fedeli
non solo alle pratiche devozionali, secondo le norme e le disposizioni
delle rubriche[31], ma anche alla
stessa Liturgia. Il canto popolare, infatti, costituisce un vincolo di
unità e un'espressione gioiosa della comunità orante, promuove
la proclamazione dell'unica fede e dona alle grandi assemblee liturgiche una
incomparabile e raccolta solennità[32].
12. A riguardo delle composizioni musicali liturgiche faccio mia la legge
generale, che san Pio X formulava in questi termini: Tanto una composizione
per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell'andamento,
nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto meno
è degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce
difforme[33]. Non si tratta evidentemente
di copiare il canto gregoriano, ma piuttosto di far sì che le nuove composizioni
siano pervase dallo stesso spirito che suscitò e via via modellò
quel canto. Solo un artista profondamente compreso del sensus Ecclesiae
può tentare di percepire e tradurre in melodia la verità del Mistero
che si celebra nella Liturgia[34]. In questa
prospettiva, nella Lettera agli Artisti
scrivevo: Quante composizioni sacre sono state elaborate nel corso dei
secoli da persone profondamente imbevute del senso del mistero! Innumerevoli
credenti hanno alimentato la loro fede alle melodie sbocciate dal cuore di altri
credenti e divenute parte della Liturgia o almeno aiuto validissimo al suo decoroso
svolgimento. Nel canto la fede si sperimenta come esuberanza di gioia, di amore,
di fiduciosa attesa dell'intervento salvifico di Dio[35].
E' dunque necessaria una rinnovata e più approfondita considerazione
dei principi che devono essere alla base della formazione e della diffusione
di un repertorio di qualità. Solo così si potrà consentire
all'espressione musicale di servire in maniera appropriata al suo fine ultimo
che è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli[36].
So bene che anche oggi non mancano compositori capaci di offrire, in questo
spirito, il loro indispensabile apporto e la loro competente collaborazione
per incrementare il patrimonio della musica a servizio di una Liturgia sempre
più intensamente vissuta. Ad essi va l'espressione della mia fiducia,
unita all'esortazione più cordiale perché pongano ogni impegno
nell'accrescere il repertorio di composizioni che siano degne dellaltezza
dei misteri celebrati e, al tempo stesso, adatte alla sensibilità odierna.
13. Da ultimo, vorrei ancora ricordare ciò che san Pio X disponeva
sul piano operativo, al fine di favorire l'effettiva applicazione delle indicazioni
date nel Motu proprio. Rivolgendosi ai Vescovi, egli prescriveva che istituissero
nelle loro diocesi una commissione speciale di persone veramente competenti
in cose di musica sacra[37]. Là
dove la disposizione pontificia fu messa in pratica i frutti non sono mancati.
Attualmente sono numerose le Commissioni nazionali, diocesane ed interdiocesane
che offrono il loro prezioso apporto nella preparazione dei repertori locali,
cercando di operare un discernimento che tenga conto della qualità dei
testi e delle musiche. Auspico che i Vescovi continuino ad assecondare limpegno
di queste Commissioni, favorendone lefficacia nellambito pastorale[38].
Alla luce dell'esperienza maturata in questi anni, per meglio assicurare l'adempimento
dell'importante compito di regolamentare e promuovere la sacra Liturgia, chiedo
alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti di intensificare
lattenzione, secondo le sue finalità istituzionali[39],
al settore della musica sacra liturgica, avvalendosi delle competenze delle
diverse Commissioni ed Istituzioni specializzate in questo campo, come anche
dellapporto del Pontificio Istituto di Musica Sacra. E importante,
infatti, che le composizioni musicali utilizzate nelle celebrazioni liturgiche
rispondano ai criteri opportunamente enunciati da san Pio X e sapientemente
sviluppati sia dal Concilio Vaticano II che dal successivo Magistero della Chiesa.
In tale prospettiva, confido che anche le Conferenze episcopali compiano accuratamente
lesame dei testi destinati al canto liturgico[40],
e prestino speciale attenzione nel valutare e promuovere melodie che siano veramente
adatte alluso sacro[41].
14. Sempre sul piano pratico, il Motu proprio di cui ricorre il centesimo
anniversario affronta anche la questione degli strumenti musicali da utilizzare
nella Liturgia latina. Tra essi riconosce senza esitazione la prevalenza dell'organo
a canne, circa il cui uso stabilisce opportune norme[42].
Il Concilio Vaticano II ha recepito pienamente l'orientamento del mio santo
Predecessore stabilendo: Nella Chiesa latina si abbia in grande onore
l'organo a canne, strumento tradizionale, il cui suono è in grado di
aggiungere mirabile splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente
gli animi a Dio e alle cose celesti[43].
Si deve tuttavia prendere atto del fatto che le composizioni attuali utilizzano
spesso moduli musicali diversificati che non mancano duna loro dignità.
Nella misura in cui sono di aiuto alla preghiera della Chiesa, possono rivelarsi
un arricchimento prezioso. Occorre tuttavia vigilare perché gli strumenti
siano adatti all'uso sacro, convengano alla dignità del tempio, siano
in grado di sostenere il canto dei fedeli e ne favoriscano l'edificazione.
15. Auspico che la commemorazione centenaria del Motu proprio Tra
le sollecitudini,
per intercessione del suo santo Autore, unitamente a quella di santa Cecilia,
patrona della musica sacra, sia di incoraggiamento e stimolo per quanti si occupano
di questo importante aspetto delle celebrazioni liturgiche. I cultori della
musica sacra, dedicandosi con rinnovato slancio ad un settore di così
vitale rilievo, contribuiranno alla maturazione della vita spirituale del Popolo
di Dio. I fedeli, per parte loro, esprimendo in modo armonico e solenne la propria
fede col canto, ne sperimenteranno sempre più a fondo la ricchezza e
si conformeranno nell'impegno di tradurne gli impulsi nei comportamenti della
vita quotidiana. Si potrà così raggiungere, grazie al concorde
impegno di pastori d'anime, musicisti e fedeli, quello che la Costituzione Sacrosanctum
Concilium qualifica
come vero fine della musica sacra, cioè la gloria di
Dio e la santificazione dei fedeli[44].
Sia anche in ciò di esempio e modello la Vergine Maria, che seppe cantare
in modo unico, nel Magnificat, le meraviglie che Dio opera nella storia
dell'uomo. Con questo auspicio a tutti imparto con affetto la mia Benedizione.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 22 novembre, memoria di Santa Cecilia,
dell'anno 2003, ventiseiesimo di Pontificato.
GIOVANNI PAOLO II
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[1] Pii X Pontificis Maximi Acta,
vol. I, p. 77.
[2] Ibid.
[3] Ibid., n. 1, p. 78.
[4] Ibid.
[5] N. 112.
[6] Ibid.
[7] Ibid.
[8] Cfr AAS 59 (1967), 314-316.
[9] Cfr, ad esempio, Discorso al Pontificio
Istituto di Musica Sacra nel 90° di fondazione (19 gennaio 2001), 1: Insegnamenti
XXIV/1 (2001), 194.
[10] Udienza generale del 26 febbraio 2003,
3: L'Osservatore Romano, 27 febbraio 2003, p. 4.
[11] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
Liturgia Sacrosanctum Concilium, 112.
[12] Discorso ai partecipanti all'assemblea
generale dell'Associazione Italiana Santa Cecilia (18 settembre 1968): Insegnamenti
VI (1968), 479.
[13] Ibid.
[14] N. 50: AAS 95 (2003), 467.
[15] N. 2, p. 78.
[16] Ibid., pp. 78-79.
[17]Cost. sulla sacra Liturgia Sacrosanctum
Concilium, 116.
[18] Cfr S. Congregazione dei Riti, Istr.
sulla musica nella sacra Liturgia Musicam sacram (5 marzo 1967), 50:
AAS 59 (1967), 314.
[19] Motu proprio Tra le sollecitudini,
n. 3, p. 79.
[20] Cost. sulla sacra Liturgia Sacrosanctum
Concilium, 116.
[21] Cfr ibid., 30.
[22] Ibid., 114.
[23] N. 19: AAS 59 (1967), 306.
[24] Cost. sulla sacra Liturgia Sacrosanctum
Concilium, 115.
[25] Cfr Motu proprio Tra le sollecitudini,
n. 28, p. 86.
[26] Cfr Cost. sulla sacra LiturgiaSacrosanctum
Concilium, 115.
[27] Pio X, Motu proprio Tra le sollecitudini,
n. 2, p. 79.
[28] Cfr n. 119.
[29] N. 49: AAS 95 (2003), 466.
[30] N. 118.
[31] Ibid.
[32] Giovanni Paolo II, Discorso al Congresso
Internazionale di Musica Sacra (27 gennaio 2001), 4: Insegnamenti XXIV/1
(2001), 239-240.
[33] Motu proprio Tra le sollecitudini,
n. 3, p. 79
[34] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost.
sulla sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, 112.
[35] N. 12: Insegnamenti XXII/1 (1999),
718.
[36] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
Liturgia Sacrosanctum Concilium, 112.
[37] Motu proprio Tra le sollecitudini,
n. 24, p. 85.
[38] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Vicesimus
quintus annus (4 dicembre 1987), 20: AAS 81 (1989), 916.
[39] Cfr Giovanni Paolo II, Cost. ap. Pastor
Bonus (28 giugno 1988), 65: AAS 80 (1988), 877.
[40] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dies
Domini (31 maggio 1998), 50: AAS 90 (1998), 745; Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Istr. Liturgiam
authenticam (28 marzo 2001), 108: AAS 93 (2001), 719.
[41] Cfr Institutio generalis Missalis
Romani, editio typica III, 393.
[42] Cfr Motu proprio Tra le sollecitudini,
nn. 15-18, p. 84.
[43] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
Liturgia Sacrosanctum Concilium, 120.
[44] Ibid., 112.
* * *
tratto da:
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/letters/2003/documents/hf_jp-ii_let_20031203_musica-sacra_it.html
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MUSICA E LITURGIA
Centanni fa Pio X promulgava il «motu proprio» su questa materia
Canti
sacri: innovare sì, ma ci vuole armonia
Il Papa: non sperimentare senza prima attente verifiche.
Tra gli strumenti il "principe" resta l'organo
Da
Roma. Salvatore Mazza
La musica e i canti sacri appartengono
alla Chiesa quale «patrimonio inestimabile». E per questo sarà
sempre opportuno aprirsi a «nuovi linguaggi musicali» che, «vagliati
con cura», sappiano adattarsi «alla grandezza del rito che si celebra»
come hanno saputo fare il gregoriano e la polifonia, senza imitarne la forma
ma «pervase dallo stesso spirito».
Nel centenario del motu proprio di Pio X "Tra le sollecitudini",
Giovanni Paolo II è tornato con un suo Chirografo sull'importanza
della musica sacra, «patrimonio che eccelle tra le altre espressioni dell'arte
- ricorda Papa Wojtyla citando il documento del suo predecessore - specialmente
per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria
e integrante della liturgia solenne».
Col suo Chirografo - ossia un testo scritto di proprio pugno - Giovanni
Paolo II si ripropone di indicare agli specialisti del settore «alcuni
principi fondamentali per questo importante settore della vita della Chiesa,
nell'intento di far sì - spiega - che la musica liturgica risponda sempre
più alla sua specifica funzione». Per il Papa la musica sacra deve
sia elevare lo spirito che preparare alla «partecipazione attiva dei fedeli
ai sacramenti e alla messa». Per questo questo «non tutte le forme
musicali possono essere ritenute adatte per le celebrazioni liturgiche».
La musica sacra infatti deve essere «vera arte», qualità
che tuttavia di per sé «non basta» se, insieme, non risponde
ad alcuni precisi requisiti: «Piena aderenza ai testi, consonanza con
il tempo e il momento liturgico cui è destinata, adeguata corrispondenza
ai gesti che il rito propone».
Così, se è chiaro che musica e canto «devono rispondere
a legittime esigenze di adattamento e di inculturazione», bisogna sempre
tener presente tuttavia che «ogni innovazione in questa delicata materia
deve rispettare peculiari criteri», sia cercando di coinvolgere «l'intera
assemblea nella celebrazione», sia evitando «qualsiasi cedimento
alla leggerezza e alla superficialità». In particolare è
necessario «evitare quelle forme di inculturazione di segno "élitario",
che introducono nella liturgia composizioni antiche o contemporanee che sono
forse di valore artistico, ma che indulgono a un linguaggio ai più incomprensibile».
A allo stesso modo «il sacro ambito della celebrazione liturgica non deve
mai diventare laboratorio di sperimentazione» senza prima «una attenta
verifica».
Secondo Giovanni Paolo II il gregoriano resta il «canto proprio della
liturgia romana», e «gli altri generi della musica sacra, e specialmente
la polifonia, non vanno esclusi affatto dalla celebrazione». Quanto ai
nuovi linguaggi musicali, essi vanno vagliati «con attenta cura»
per poter «esperire la possibilità di esprimere anche con essi
le inesauribili ricchezze del mistero riproposto nella liturgia e favorire così
la partecipazione attiva dei fedeli alle celebrazioni».
Altro punto su cui Papa Wojtyla insiste nel suo documento è l'invito
a rinnovare la tradizione delle Scholae cantorum, perché l'aspetto
musicale delle celebrazioni «non può essere lasciato né
all'improvvisazione né all'arbitrio dei singoli, ma affidato a una bene
concertata direzione nel rispetto delle norme e delle competenze, quale significativo
frutto di una adeguata formazione liturgica», da curare anche nei seminari.
Una parola, infine, il Papa la dedica anche agli strumenti d'esecuzione; in
proposito, ribadendo la preferenza della Chiesa per l'organo a canne, osserva
che questo non si adatta a tutti i «moduli musicali diversificati»,
che possono essere un «arricchimento prezioso», sempre tuttavia
vigilando «perché gli strumenti siano adatti all'uso sacro».
articolo tratto dal quotidiano Avvenire del 4 dicembre
2003
http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2003_12_04/articolo_399767.html
* * *
Associazione Italiana Organisti di Chiesa